Se dimentichiamo che quello che abbiamo (la nostra stessa vita, il mondo che abitiamo, le cose che ci circondano e le persone accanto a noi) viene da Dio allora pensiamo che tutto è solo nostro e che l’unico obiettivo è controllare e consumare. Le conseguenze le vediamo non solo a livello di crisi economica delle banche mondiali, ma allargando lo sguardo vediamo che la crisi è nella solidarietà tra gli uomini, cresce così il razzismo che vorrebbe cacciare chi “non è dei nostri e chi non si comporta come noi”. Entrano in crisi le relazioni in famiglia e tra vicini e colleghi. Se vivo con l’unico obiettivo di allargare ciò che è mio a scapito dell’altro e dimenticando Dio, non ho un gran futuro e mi incammino verso la stessa fine dei contadini della parabola.Le parole del Vangelo di questa domenica non mi lasciano in pace e mi vogliono amorevolmente metter in guardia.
In questi giorni si celebra la memoria di San Francesco (4 ottobre) che nel lasciare tutto e nell’affidarsi solo a Dio ha fatto la regola di vita. E’ il patrono della nostra nazione italiana. Che sia davvero ispiratore di semplicità e che ispiri in noi sentimenti di condivisione più che di consumo, in modo che la nostra ricchezza nazionale non sia solo determinata dal Pil o dal Mibtel che salgono, ma dai valori della fraternità e della convivenza tra tutti.
da GIOBA.IT
1 commento:
Bene, o meglio, Pace e Bene che hai ricordato la festa di S. Francesco. Purtroppo al giorno d'oggi, in una società in cui prevale "L'IO RE" l'Altro passa sempre in secondo piano e spesso diviene un mezzo o un oggetto per raggiungere i nostri scopi. Forse sono anche stati dimenticati gli insegnamenti di E. Levinas ma quel che importa e auguro di cuore che tutti possiamo fare è "lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato" (R. W. Baden Powell)
Posta un commento